Polo - Mercanti sulla Via della Seta (2023 - )

Veneziano in Cina, cinese a Venezia

 

Per accompagnare il padre in cina, Marco Polo partì ancora ragazzo da Venezia, intorno al 1271; lì diventò consigliere e alto funzionario dell’imperatore Qublai. Per incarico del sovrano fece molti viaggi nell’Impero, fu governatore di città, ambasciatore. Tra viaggi e permanenza in Asia, rimase lontano da Venezia quasi 25 anni. Al ritorno, il racconto del suo viaggio (pubblicato nel libro Il Milione) provocò la meraviglia e l’incredulità del pubblico, che riteneva impossibile l’esistenza fuori d’Europa di una società bene organizzata e avanzata come quella da lui descritta. Marco Polo è rimasto nella storia come uno dei più grandi viaggiatori dell’Occidente

 

UN RAGAZZO IN VIAGGIO

Il merito della fama di Marco Polo sta certo nel suo lunghissimo viaggio e nella permanenza di anni in Oriente, in particolare in Cina; ma anche, e forse soprattutto, nel fatto che ne ha lasciato un racconto, in un bellissimo libro noto come Il Milione o anche Il libro delle meraviglie. Il suo fu il primo attendibile e completo resoconto dell’Oriente e il primo contributo alla reciproca conoscenza tra Asia ed Europa.

Il viaggio fu molto lungo, più di tre anni, e faticoso. Guerre, maltempo, fiumi in piena, una malattia di Marco rallentarono il viaggio, che in condizioni ideali richiedeva molto meno tempo. Lungo la strada e soprattutto in Cina, però, i tre veneziani vennero accolti sempre benissimo. I Tatari (o Mongoli) che allora controllavano quasi tutta l’Asia erano, infatti, molto ospitali e rispettosi degli stranieri, e interessati a commerciare.

Qublai ebbe molta simpatia per Marco, un ragazzo sveglio che imparava rapidamente le lingue, e lo prese come collaboratore. L’imperatore l’incaricò di una serie di visite ufficiali in molte parti dell’Impero, per controllare l’amministrazione e studiare e risolvere vari problemi, e lo nominò anche governatore di una città.

Marco ebbe insomma la possibilità di viaggiare a lungo per l’impero di Qublai, soprattutto in Cina, ma anche in Birmania, India, Indonesia, Persia, come altissimo funzionario imperiale, spesso con incarichi delicati, come far rispettare gli ordini dell’imperatore o stabilire accordi con i re soggetti all’imperatore.

 

IL LIBRO DELLE MERAVIGLIE

Marco tornò a Venezia solamente nel 1295, a quarant’anni circa, dopo aver vissuto diciassette anni in Cina, cioè quanto in patria prima di partire, e altri sei o sette anni in viaggio.

Poco dopo prese parte a una battaglia navale tra Veneziani e Genovesi e fu fatto prigioniero. Forse per suggerimento dei Genovesi, che erano molto interessati a fare concorrenza ai Veneziani sui mercati asiatici, Marco Polo si convinse a usare il tempo della prigionia per scrivere il racconto dei suoi viaggi, che sarebbe stato molto utile ai mercanti. Ma non lo scrisse direttamente. Suo compagno di prigionia era un letterato pisano, Rustichello, specializzato in poemi cavallereschi in francese, che era una lingua di gran moda per quel genere di storie. Marco gli raccontò il viaggio e Rustichello lo scrisse in una forma letteraria: così il libro ha, in pratica, due autori. Il Milione ebbe un grandissimo successo: se ne fecero immediatamente traduzioni in varie lingue, riduzioni, adattamenti, e il libro – manoscritto, perché la stampa in Europa non era stata ancora inventata, mentre in Cina sì – circolò in un enorme numero di copie.

Nel 1299 Marco fu liberato e tornò a Venezia, dove riprese a fare il mercante senza più viaggiare lontano, si sposò ed ebbe tre figlie. Morì nel 1324, ma non ebbe, a quanto pare, la soddisfazione di essere davvero creduto dai suoi concittadini: si dice che perfino in punto di morte gli venne chiesto di confessare che aveva raccontato molte bugie ed esagerazioni… e forse il soprannome con cui veniva chiamato a Venezia (Milione, appunto, che poi passò come titolo al suo racconto) si riferiva proprio all’incredulità che le sue storie provocavano negli ascoltatori.

 

Quello che sembrava impossibile, cioè, era che ci fosse al mondo un popolo non europeo capace di comportarsi in maniera così civile. Sarà questo il nuovo spettacolo della Compagnia G.A.M.S. di Servigliano(FM).

Un viaggio senza uguali, coreografie coinvolgenti che ci condurranno in terre inesplorate.

Polo simboleggia, l’inclusione, l’accoglienza e l’arricchirsi di nuove culture, il senso lato dell’incontro.

Lo spettacolo si suddivide in 9 momenti scenici che condurranno lo spettatore in una pura suggestione emotiva.